CLEMATIS (Clematis vitalba)
“Per i sognatori e gli addormentati, che non sono mai completamente svegli e non hanno grande interesse per la vita. Persone tranquille, non propriamente felici della loro condizione attuale, che vivono più nel futuro che nel presente. Vivono nella speranza di tempi più felici in cui i loro ideali potranno trasformarsi in realtà. Nella malattia, alcuni fanno pochissimi sforzi o addirittura nessuno per guarire, e in certi casi possono arrivare a desiderare la morte con la speranza di una vita migliore, o forse con il desiderio di ritrovare una persona cara che hanno perduto”.
Clematis appartiene alla famiglia delle Ranuncolacee, ama la luce e l’umidità. La pianta si arrampica alla ricerca della luce del sole e nel pieno della crescita soffoca le siepi, riesce a piegare e a spezzare i rami delle piante e cui si appoggia. Fiorisce dalla fine di maggio all’inizio di settembre. I fiori sono di un color bianco panna ed emanano un delicato profumo come di vaniglia. E’ molto interessante il passaggio da fiore a infruttescenza con dei semi scuri con una lunga coda filiforme prima verde chiaro, poi bianco-argentea e pelosa. Le infruttescenze rimangono tutto l’inverno e, cadute le foglie, addobbano la pianta e quella che la ospita fino a primavera, come nuvole delicate, dando un aspetto sognante al paesaggio.
La tipologia Clematis è la persona che a volte non è in grado di vivere una vita “pratica”, quella con la quale dobbiamo confrontarci ogni giorno. Quasi sempre è stanca come se avesse compiuto grandi sforzi, ha bisogno di dormire molto e il suo livello di attenzione, concentrazione e memoria di solito è scarso. In questa tipologia riscontriamo: mancanza di attenzione, incoscienza, sopore, isolamento passivo, scollegamento, appiattimento emozionale, apatia. Si tratta di stimolare la persona e aiutarla a trovare strumenti che le permettano di coltivare una migliore intelligenza emozionale con un maggior coinvolgimento nei confronti dell’ambiente circostante: fare in modo che non rimanga in un “silenzioso isolamento”.
Chi ha bisogno di questo fiore è persona ricca di fantasia e molto dotata nell’ambito creativo; mancando però di senso pratico e capacità realizzatrice, non riesce a concretizzare nessuno dei suoi sogni. La lezione da apprendere è ancorarsi saldamente alla vita, al tempo e luogo della propria esperienza terrena.
I tipi Clematis dicono di sé:
- spesso sono immerso nei miei pensieri (fantasie, desideri) e faccio fatica a percepire le cose che mi accadono
- sogno spesso di rendere tutto migliore e più bello
- molto spesso in auto sbaglio strada per disattenzione
- prima di iniziare un lavoro, spesso fantastico a lungo e poi, dato che il lavoro è rimasto lì da fare, devo sempre affrettarmi
- spesso dimentico gli appuntamenti
Per Bach, Clematis è venuto ad apprendere la lezione dell’affabilità. In questo caso si tratta di avere buone maniere, essere affettuoso, amabile, attento, indulgente, premuroso, di buon cuore, simpatico e con una grande disponibilità, in poche parole empatico.
HONEYSUCKLE – (Lonicera caprifolium) Caprifoglio
“Per coloro che vivono molto nel passato, forse un periodo di grande felicità, o nel ricordo di un amico perduto o di ambizioni mai realizzate. Non si aspettano di ritrovare una felicità simile a quella già vissuta”.
Fa parte della famiglia delle Caprifogliacee, è un rampicante che cresce nei boschi soprattutto di querce e castagni, sulle siepi, lungo i sentieri. Nasce nel sottobosco e si inerpica pian piano utilizzando il fusto flessibile avvolgendosi intorno agli arbusti e agli alberi in spirali molto strette. I lunghi boccioli sono tubolari, rigonfi all’apice, rosa carico, rossi. Emanano un profumo intenso, stordente, paragonabile per intensità a quello del gelsomino, ma più dolce e nostalgico. E’ la notte il momento in cui questo profumo maggiormente si espande perché è allora che le corolle sbocciano arricciando i loro petali all’indietro via via che appassiscono. Si aprono la notte perché sono impollinati dalle farfalle notturne. La luce diurna mostra la capacità di Honeysuckle di far convivere sullo stesso piano passato, il fiore fecondato, presente il fiore in fioritura e futuro il bocciolo.
Honeysuckle vive di “quel che fu, di quel che era, di quello che poteva esser”, senza possibilità di apertura e vero sviluppo verso qualcosa di nuovo. La vita è creatività ed è ricca di quella grande forza che sta nell’esistere nel momento in cui dentro di me ho il succo del passato, la sua essenza nel presente e la sua aspirazione evolutiva futura.
Questo più sopra descritto è il primo tipo Honeysuckle, mentre il secondo tipo è quello involontario, dove il passato spiacevole, traumatico, doloroso, irrompe nella vita di una persona per riscuotere i conti in sospeso. Possono essere incidenti, aggressioni, morti, rotture sentimentali, carenze affettive, umiliazioni, errori.
I tipi Honeysuckle dicono di sé: il periodo migliore della mia vita è il passato. Ci ripenso spesso e mi ricordo ancora esattamente le sensazioni e persino gli odori. Vivo molto di ricordi, soprattutto dell’infanzia e sovente provo spesso nostalgia per qualcosa o qualcuno. Il rimedio aiuta a ritrovare la vita “nel presente”.
WILD ROSE (rosa canina)
“Per coloro che, senza una ragione apparentemente sufficiente, si rassegnano a tutto ciò che accade, e svicolano così attraverso la vita prendendo le cose come sono, senza fare alcuno sforzo per migliorare o per trovare un po’ di gioia. Si sono arresi alle avversità della vita senza lamentarsene”.
La rosa canina appartiene alla famiglia delle Rosacee. I cespugli di rosa canina tendono ad evocare la forma di piccole capanne o quando sono fioriti, di ghirlande. I germogli della rosa selvatica crescono accanto ai piedi dei cespugli vecchi e, nel corso della primavera, assumono nei fusti, un portamento quasi eretto per poi ricurvarsi verso terra, come avessero perso la spinta iniziale. Il fiore è molto delicato che i suoi petali a forma di cuore, si sfogliano quasi subito dopo l’apertura.
Nel tardo autunno si compie un doppio processo di maturazione: la lignificazione dei fusti principali e la formazione delle bacche lisce, ovoidali, color rosso, rosso-arancione: all’interno si ritrovano numerosi peli aguzzi e irritanti.
L’osservazione di questo fiore ci fa vedere la polarità che presiede al mistero del principio femminile: da un lato gli aspetti delicati dell’anima, dall’altro le forze vitali di radicamento e di calore della sfera terrestre. Ogni singolo fiore ha una breve vita, ma quando osserviamo la crescita dei suoi rami, riusciamo a cogliere la sua forza nascosta; la forte componente terrestre, l’energia vitale che si condensa nelle spine, la capacità di rigenerarsi che troviamo nella potenza dei suoi getti. E poi le bacche ricche di elementi vitali nutritivi, ma anche la peluria irritante che quasi impedisce di accedere a questo prezioso nutrimento.
Wild Rose tira fuori gli artigli di fronte alla minima incomprensione e al tempo stesso fugge in una passività che non si fa carico del proprio destino. Abnegazione diviene rassegnazione che può tradursi in espressioni di profonda apatia sul piano dell’umore e a stati di grave astenia sul piano fisico. I tipi Wild Rose dicono di sé: in questo momento sono rassegnato, sento un gran vuoto dentro, mi sento come morto, non ho più voglia di vivere. Sono individui privi di stimoli, energia, costantemente stanchi e parlano per lo più con voce monotona, inespressiva. Hanno spesso un colorito pallido, la pelle floscia e la pressione sanguigna molto bassa.
Il dott. Bach scrisse: “La rassegnazione, che ci trasforma in semplici passeggeri passivi nel viaggio della vita, apre la porta a innumerevoli influenze avverse, che non avrebbero mail l’opportunità di presentarsi se nella nostra esistenza quotidiana prevalessero lo spirito e il gusto dell’avventura. Qualunque sia la nostra situazione, da un lavoratore in una città gremita di gente a un pastore solitario tra le montagne, dobbiamo lottare per trasformare la monotonia in interesse, i noiosi doveri di routine in una gioiosa opportunità di acquisire esperienza, e la vita quotidiana in un intenso studio dell’umanità e delle grandi leggi fondamentali dell’Universo”.
“La rosa è senza perché, fiorisce perché fiorisce. Non bada a sé, non chiede d’essere guardata” (Angelus Silesius)
OLIVE (Olea europea varietà Oleaster e Sativa) – Olivo
“Per coloro che hanno molto sofferto sia nel corpo che nella mente e sono così stanchi, così esauriti che sentono di non essere più in grado di compiere alcuno sforzo. La vita quotidiana diventa solo una dura fatica, priva di ogni piacere”.
Olive appartiene alla famiglia delle Oleacee. L’olivo è un albero sempreverde (Oleaster che viene utilizzato come porta innesto) e Sativa l’olivo coltivato. E’ una pianta che può vivere moltissimo; pare che al Getsemani vi siano ancora alcuni degli olivi sotto cui pregò Gesù Cristo prima della passione. Cresce anche in terreni secchi e pietrosi, sopportando senza danni lunghi periodi di siccità. L’albero giovane ha una corteccia grigia e liscia, ma con l’andare degli anni diviene nodoso e la corteccia si fa più scura e si fessura. I vecchi tronchi sono pieni di rigonfiamenti, che se necessario germogliano dando origine a nuovi rami. Se la pianta muore per le temperature invernali troppo rigide (se va sotto gli -8°C.) dalle radici, accanto al tronco ormai secco, buttano nuovi polloni che negli anni sostituiranno la vecchia pianta.
Le foglie dell’olivo sono coriacee e lanceolate. Sono verde scuro e lucide nella pagina superiore e grigio-argento verde in quella inferiore. I fiori sono molto piccoli rispetto all’albero. I boccioli dei fiori sono bianchi, rotondi, crescono lentamente. Si aprono in 4 petali carnosi bianco crema ed emettono un tenue profumo. Solo una piccola percentuale di fiori si trasforma in frutti a causa della caduta abbondante per aborto fiorale e a causa della pioggia e del vento. L’oliva è una drupa ovale inizialmente verde, nero violacea a maturazione. Matura molto lentamente e durante la formazione del frutto l’albero cessa di crescere e di mettere germogli, come se tutta la sua vitalità si concentrasse in quest’opera.
Un “gesto” dell’olivo potrebbe essere questo…durante la fruttificazione e la maturazione delle olive la pianta si ritira su sé stessa, solo così può prepararsi all’inverno. L’olio d’oliva una volta bruciava luminoso nelle lampade dei templi ed era simbolo della riconciliazione dell’uomo col divino. L’olio brucia, purifica, trasforma (processo alchemico) e con l’olio di oliva si produce sapone detergente. Nell’antichità si frizionava il corpo contro la spossatezza perché l’olio di oliva rigenera. Non dimentichiamo poi che nel vicino Oriente si ungevano con olio di oliva i re e i sacerdoti.
Non esiste una tipologia costituzionale di Olive, poiché questa condizione riguarda qualsiasi individuo in carenza energetica. Infatti il rimedio si assume quando siamo arrivati all’esaurimento fisico e psichico delle nostre forze, dopo una lunga malattia, dopo prove anche psicologiche che hanno esaurito le nostre riserve. L’energia che dà Olive è a lento rilascio, è come qualcosa che va a colmare i buchi energetici della nostra anima, del nostro spirito, del nostro corpo, come l’olio che dona calore nel periodo freddo dell’anno. Ci aiuta a tutti i livelli e ci dà la capacità di non abbatterci di fronte a nuovi progetti che richiedono impegno.
L’individuo Olive saprà rinascere dopo aver superato delle difficoltà; saprà riprendersi ed attingere a nuovi insospettabili serbatoi di energia, come fa l’albero con i suoi polloni che ributtano dal terreno. Il rimedio Olive può aiutarci a ottimizzare meglio le nostre risorse, e non è strano che durante l’assunzione appaiano all’orizzonte “casualmente” nuove prospettive di investimento emozionale, vale a dire desiderio di dare più spazio alla ricerca di tempo libero per crescere, dedicarsi alla famiglia, al divertimento. Quando Olive non riesce a farci ridurre il ritmo, ci aiuta a goderci il riposo.
“Cielo azzurro, campo giallo Monte azzurro, campo giallo
Per la pianura deserta sta camminando un ulivo.
Un solo ulivo” F. G. Lorca
WHITE CHESTNUT (Aesculus hippocastanus) – ippocastano
“Per coloro che non riescono a evitare che la loro mente sia costantemente invasa da pensieri, da idee e da ragionamenti che essi non desiderano. Ciò succede di solito nei momenti in cui il loro interesse per il presente non è abbastanza forte da occupare del tutto la loro mente. I pensieri, anche se respinti, ritornano immancabilmente, come in un turbinio, causando una specie di tortura mentale. La loro spiacevole presenza toglie la pace e interferisce con la capacità di concentrarsi solo sul proprio lavoro o, anche semplicemente, sulle cose piacevoli della giornata”.
White Chestnut fa parte della famiglia delle ippocastanacee, e dalle piante di questa famiglia sono state utilizzate per le loro svariate proprietà: febbrifughe, dermoprotettive, depurative, antinfiammatorie, antireumatiche e vasotoniche.
L’albero cresce velocemente, è solido e massiccio, le grandi foglie riparano il terreno mantenendolo umido. I rami dell’albero sono arcuati vero l’alto, anche gli inferiori che vanno verso il basso hanno punte che curvano verso l’alto. Le foglie sono grandi all’inizio tendono a pendere, poi piano piano si sollevano e si allargano a ventaglio dando alla chioma la caratteristica rotondità. L’albero fiorisce verso i 15-20 anni di età. Alla fine di aprile o a maggio sul contorno della chioma, nel punto di unione tra due foglie, appaiono le grandi piramidi di fiori bianco crema. Sono erette e si elevano contrastando la forza di gravità.
I fiori da vicino sembrano “pieni di fronzoli” e si avverte un senso di pesantezza e di caos in una forza che tende verso l’alto. Ogni racemo piramidale è composto da fiori bianchi fitti (anche 100), con i petali arricciati e il cuore colorato di giallo, o di arancio o cremisi da cui emergono lunghi stami ricurvi piroettanti nell’aria.
I frutti sono le castagne d’india, somigliano alle castagne, ma sono più grandi, tondeggianti, lucidi, marrone scuro, il sapore è amaro: solo alcuni animali del bosco le mangiano. Con il seme pesante, che cade verso terra attratto dalla forza di gravità, si inverte il processo di spinta antigravitazionale che opera nel grande fiore e White Chestnut mostra la sua capacità di essere ancorato alla terra.
Non esiste una tipologia White Chestnut, ma la situazione si potrebbe definire come un chiacchiericcio mentale che s’impossessa della mente, non lasciando spazio alla concentrazione e all’attenzione. I pensieri ripetitivi spesso impediscono il sonno e comportano un consumo energetico notevole per cui di solito è presente stanchezza. Molte persone definiscono questo stato come preoccupazione e ansia. Parole chiave: pensieri persistenti e indesiderati, dialogo interiore torturante, rimuginazione mentale, preoccupazione, circolo vizioso, ripetizione accelerata.
Il rimedio White Chestnut ricanalizza la congestione energetica del piano mentale, permettendo all’individuo di ritrovare una maggiore percezione della sua vita emozionale. E’ un importante rimedio floreale coadiuvante nei stati di ansia.
MUSTARD (Sinapis arvensis) – senape gialla
“Per color che sono soggetti a periodi di malinconia o, addirittura, di disperazione, come se una nube fredda e scura gettasse un’ombra cupa su di loro offuscando la luce e la gioia di vivere. Non è sempre facile trovare una spiegazione razionale a queste crisi”.
Mustard appartiene alla famiglia delle Crucifere o Brassicacee, radicamento stabile, necessità di piena luce, estrema carica vitale. Copre la terra nuda, mineralizzata e riporta gioioso splendore nel paesaggio.
Stelo e foglie sono lanuginosi, le foglie sono irregolarmente lobate. I fiori disposti a croce, sono con 4 sepali e 4 petali gialli, che si aprono ad ombrello lungo lo stelo. I fiori sottostanti si trasformano nei frutti, dapprima verdi e poi marroni: nei lunghi baccelli sono racchiusi i piccoli semi, mentre la pianta perde le foglie e si secca. Piante piene di zolfo: con l’ausilio del zolfo, l’energia solare organizzatrice del campo biologico può penetrare anche nel freddo e nell’oscurità e contrastare l’irrigidimento e l’inerzia. Gli alchimisti riconobbero lo zolfo quale principio portatore di luce e fuoco – Sulphur. I semi di senape contengo il 40% di olio, contengo molta luce e calore e conservano la loro capacità germinativa per decenni.
All’improvviso mi sento in una nube scura…così si esprime la persona nello stato Mustard. Passa da un dolore profondo, senza poterne vedere il limite, alla gioia più cosmica tale da estendersi ad un livello sottile e trascendente. E’ il fiore della trascendenza perché va a pescare negli anfratti di cui si è persa coscienza. Il sentimento più doloroso è l’impotenza rispetto al proprio dolore; è l’impossibilità di potergli dare un nome, è la depressione in cui la reazione è l’immobilità. Per attraversare Mustard bisogna attraversare un canale profondo, buio di cui non si scorge più l’origine ma il rimedio floreale aiuta a riportare la gioia di vivere, sciogliendo l’afflizione incatenante.
Mustard è uno stato di disconnessione tra l’anima e la personalità, è come una caduta nel fondo del pozzo, un forte abbattimento. E’ un’emergenza spirituale, in cui la personalità si deve aprire a un nuovo sistema di credenze, una nuova scala di valori. Può essere che i vecchi codici non servano più e che i nuovi debbano essere ancora definiti. E’ un momento che segna un prima e un dopo, uno spazio da cui si può uscire enormemente rafforzati.
CHESTNUT BUD (gemma di ippocastano) (Aesculus hippocastanus)
“Per coloro che non sanno trarre pieno vantaggio dall’osservazione e dall’esperienza e ai quali occorre più tempo che agli altri per fare propri gli insegnamenti della vita di ogni giorno. Mentre una sola esperienza potrebbe essere sufficiente per alcuni, a queste persone ne sono necessarie più di una, anzi a volte parecchie, prima di imparare le lezioni della vita. Così, anche se con rammarico, si trovano a ripetere lo stesso errore in diverse occasioni quando ne basterebbe una sola, oppure l’osservare gli altri avrebbe potuto risparmiare loro anche quello stesso errore”.
La gemma d’ippocastano, insieme a Rock Water, è l’unico elisir floreale che non è un fiore. E’ infatti preparato con le gemme primaverili dell’ippocastano. Nella stagione invernale le gemme dell’ippocastano sono bruno scure, coperte da una lucida e trasparente resina collosa. Sono i rametti che contengono anche le gemme apicali che vengono raccolti per preparare l’elisir floreale quando il germoglio è uscito dalla gemma, ma è ancora in abbozzo. Quando inizia a sbocciare, si gonfia e, dal basso verso l’alto, le squame a coppie iniziano ad aprirsi e quando si allargano la gemma si allunga finchè comincia ad apparire l’abbozzo della piramide del fiore e delle foglie ricoperte da una fitta peluria lanuginosa e cremosa.
Il gesto è lo sforzo che dalla forma compressa, chiusa all’apice, deve fare il germoglio per sbocciare, per aprirsi e manifestare ancora l’idea archetipica che si rinnova anno dopo anno in primavera con le foglie e i nuovi fiori. Un vero gioiello nel quale tutto è predisposto. Questo rimedio floreale è utile per capire quanto i processi di cambiamento che supportano i percorsi evolutivi dell’anima, debbano sempre attraversare fasi tanto essenziali quanto critiche. Cosa succederebbe infatti se la gemma non crescesse e non aprisse a nuova vita i rami della pianta destinati a produrre fiori e frutti?
Quindi ci insegna che prima di agire bisognerebbe riflettere e non commettere un’azione sbadata ed incurante delle ripercussioni che questa potrebbe avere. Si dovrebbe cercare di modificare le modalità di approccio ad un problema e apprendere aspetti nuovi per migliorare la qualità delle relazioni. Si dovrebbe lasciare vecchi schemi che nella fase attuale di esistenza non sono più adeguati. Se questo passaggio risulta difficoltoso o non sufficientemente efficace, il rimedio floreale può essere di grande aiuto.
Tutte le tipologie floreali disarmoniche, e quasi tutti gli stati floreali altrettanto disarmonici, mostrano qualche tipo di deficit a livello di intelligenza emozionale: Chestnut Bud potrebbe essere dunque un catalizzatore dell’intelligenza emozionale, una specie di intelligenza emozionale liquida.
Per Bach l’obiettivo principale dell’esistenza è l’apprendimento delle lezioni della vita. L’essenza aiuta a collegarsi direttamente con tale apprendimento trascendente di questo giorno di scuola. Bach cercava qualcosa di molto speciale, che solo un germoglio, contenente le informazioni allo stato germinale, poteva fornire. E’ un rimedio che aiuta a elaborare le esperienze in profondità.
Bibliografia:
- I fiori di Bach – Accademia Centaurea – Macro Edizioni
- Nuove terapie con i fiori di Bach – D. Krämer – Ed. Mediterranee
- Fiori di Bach – 38 descrizioni dinamiche – R.Orozco – Ed. Centro di benessere psicofisico