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LARCH         (Larix decidua – larice comune)

“Per coloro che si considerano inferiori e meno capaci degli alti. Si aspettano sempre di fallire e sentono che non raggiungeranno mai il successo, per questo non rischiano, né si sforzano abbastanza per riuscirci”.

Il Larice appartiene alla famiglia delle Pinacee ed è molto particolare, perché a differenza delle altre conifere, perde le foglie (dopo il quarto anno di vita) e si comporta come una pianta di un grado evolutivo più recente.

Il suo legno è molto duro, compatto e resistente. Il rapporto con la luce solare è particolare: la chioma leggera di forma piramidale, gli aghi delicati, i rami flessuosi e sottili, la predilezione per le vette montane e infine il ritmo accordato sull’anno solare.

Il calore si manifesta nella tonalità rossiccia del suo legno, nella presenza di oli eterei negli aghi e nella formazione della resina.

Gli aghi sono piccoli e dapprima sono di un verde brillante e morbidi, in estate si induriscono e scuriscono e in autunno virano in breve tempo a un rosso-giallo.

In primavera compaiono i fiori femminili di coloro rosso intenso e quelli maschili, sottostanti, di colore giallo maturanti verso un arancio bruno.

Larch è un individuo bravo, capace come tutti ma forse a volte, superiore…molto più degli altri. Riamornizzare un individuo Larch significa migliorare alcune sue caratteristiche di personalità legate alla convinzione di inferiorità, sensazione di inadeguatezza, svalutazione e incapacità.

La paura di non essere all’altezza fa sì che Larch non intraprenda qualcosa a meno che non sia certo il poterla portare a termine con successo, è anzi possibile che cerchi di convincere prima di tutto sé stesso che ci sono impedimenti tali da non permettergli di agire, nonostante la sua buona volontà.

Per quanto riguarda l’ambito delle relazioni, Lach difficilmente si lascia coinvolgere affettivamente: può temere di essere rifiutato (poiché non ha fiducia in sé stesso), oppure si innamora di persone irraggiungibili (per paura di mettersi alla prova) o addirittura perde l’interesse per la persona desiderata nel momento in cui diventa possibile attuare il rapporto sul piano della realtà (poiché rischierebbe di fallire).

Gli individui Larch dicono di sé:

  • ho paura di fallire
  • le aspettative mi fanno paura
  • spesso la paura dell’esame mi tormenta già molte settimane prima
  • sono sensibile alle critiche e ai rimproveri.

Bach diceva sempre che ognuno ha un compito nella vita. Ognuno ha in sé proprie capacità e possibilità qualunque sia il luogo in cui si trova a vivere, qualunque siano le condizioni fisiche e materiali in cui si trova, per portare a compimento la propria missione.

La verticalità, così come la vediamo nel tronco di Larch la possiamo trovare nella nostra spina dorsale: essa ci permette di ricomporre l’allineamento tra il nostro corpo, i nostri pensieri, gesti ed emozioni e il nostro Sé più alto.

 

PINE ( Pinus sylvetris)

“Per coloro che si rimproverano di qualcosa, anche quando hanno successo, pensano che avrebbero potuto far meglio e non sono mai soddisfatti dei loro sforzi e dei loro risultati. Sono grandi lavoratori, ma soffrono molto per i difetti che si attribuiscono. A volte, di fronte a un errore commesso da altri, arrivano perfino ad attribuirsene la responsabilità”.

Il Pino fa parte della famiglia delle Pinacee. E’ una pianta antica e l’impollinazione avviene tramite il vento.

Le conifere sono ricche di sostanze caloriche: balsami, resine, oli essenziali che impregnano gli aghi delle foglie e talvolta frutti e legno. Hanno da sempre aiutato gli esseri umani a cui hanno fornito legname, frutti oleosi, calore, e sostanze dall’azione disinfettante, balsamica e tonificante.

Dopo circa 30 anni, il pino sviluppa fiori maschili e femminili sullo stesso albero. I primi collocati inferiormente, sono piccoli e formano grappoli sferici, ricoperti di polline giallo-oro, in cima ai germogli più corti; i secondi, all’apice dei germogli di un anno, sono a cono, rosati o rosso porpora, singoli o in un mazzetto a tre.

Pine non è mai contento di sé stesso e tende a cercare dentro di sé l’origine della colpa. La colpa trattiene, impedisce, dà alibi all’immobilità, crea scoraggiamento e disperazione. Alla base di questa tematica, vi è l’incapacità di affermare e sostenere il proprio diritto di esistere.

Ne consegue un atteggiamento di rinuncia alla propria autoaffermazione.

Per sperimentare il senso di COLPA una persona deve sentire di aver trasgredito un codice morale accettato come parte del proprio codice di valori. Non parliamo in questo caso della colpa reale, ma del senso soggettivo di colpevolezza. Alcuni sentimenti legati al senso di colpa di solito sono l’avvilimento, l’inquietudine, la tristezza, l’angoscia, la rabbia, il risentimento.

L’ideale di riferimento di Pine è molto alto e per questo difficile da raggiungere; nel suo sentirsi sempre in debito la personalità esprime la propria rigidità e la propria pesantezza.

Pine è molto severo con sé stesso (autocritica, espiazione) e molto tollerante con gli altri, ha difficoltà a perdonarsi gli errori, gli apprezzamenti vengono vissuti con imbarazzo e messi in secondo piano. Pine si sente costantemente giudicato.

L’individuo Pine può superare la colpa solo riconoscendo quale è l’azione di cui deve assumere la responsabilità per la propria autoaffermazione. Ciò significa la possibilità di sbagliare e quindi si tratta di sostituire l’amore al giudizio e alla disapprovazione: profonda accettazione di sé.

L’altro grande terreno per lo sviluppo del senso di colpa è la morte, che spalanca le porte di ciò che poteva essere e non è stato. Quindi la colpa ha la funzione di innescare il meccanismo del giudizio disapprovante retrospettivo, e la persona rischia di entrare in un tormento tanto inutile quando dannoso che impedisce di elaborare il lutto.

Abbiamo poi il caso del senso di colpa, mascherato da iperresponsabilità che considera l’allegria come un’emozione debilitante e deviante, in ogni caso disturbante e contradditoria.

L’autostima è bassissima. Pine può continuare a scusarsi del semplice fatto di essere nato, mostrandosi umile e persino sentendosi responsabile degli errori o delle colpe altrui.

L’assunzione di Pine ci aiuta a mettere in discussione i condizionamenti e le convinzioni più irremovibili, per accettarci e per cercare di scaldare dentro di noi e portare alla luce quel nocciolo che è l’espressione più profonda e amorevole di noi stessi.

 

ELM  (Ulmus procera Salisb.) – OLMO

“Per coloro che stanno compiendo un buon lavoro, stanno seguendo la loro vocazione e sperano di fare qualcosa di importante, spesso per il bene dell’umanità. A volte possono attraversare dei periodi di depressione nei quali hanno la sensazione che il compito intrapreso sia troppo difficile e vada oltre le possibilità di un essere umano”.

Elm, l’olmo inglese, fa parte delle Olmacee. Alberi di legno duro che data la sua immarcescenza veniva utilizzato per costruire ponti, palafitte e frangiflutti.

Ha un tronco imponente con chioma colonnare che cresce dal basso fino a sommergere quasi il tronco. Prima dell’equinozio di primavera l’albero si riempie di fiori, il frutto si sviluppa precocemente, prima che l’albero metta le foglie. La capacità germinativa dei frutti è però debole e la forza riproduttiva dell’albero viene dalla terra: è dai polloni che l’albero si riproduce. La base delle foglie di Elm è assimetrica, a volte è il lembo fogliare di sinistra più lungo a volte quello destro.

Molti individui Elm sono cresciuti in ambienti che esigevano troppo da loro, con genitori rigidi e che li tenevano sempre sotto controllo, abbastanza freddi oppure poco emotivi.

Inoltre i risultati si davano già per scontati e in genere non ricevevano alcuna ricompensa, così molti impulsi emozionali del mondo infantile sono stati drasticamente repressi.

Tutto ciò può aver generato in questi individui una grande insicurezza, un senso di colpa, timore o paura, in alcuni casi un senso di sporcizia e scarso valore: li ha portati a muoversi entro limiti ben precisi e a cercare di trasformarsi in qualcosa di simile ad adulti in miniatura per essere accettati o almeno evitare la punizione.

In poche parole il loro profondo senso di responsabilità è stato costruito a spese della spontaneità. Sono troppo seri e controllati, sempre molto educati, misurano e selezionano le parole.

L’insicurezza di base rende loro difficile delegare agli altri e devono controllare tutto per sentirsi sicuri che non sarà commesso alcun errore. Elm è un fiore importante per ridurre lo stress perché se questo si prolunga nel tempo si può arrivare a un esaurimento cronico e la persona può diventare indecisa e insicura, irritabile, può scoraggiarsi e può perdere la capacità di concentrazione: può “collassare” sia sul piano fisico che psichico.

Le persone che hanno bisogno di Elm dicono di sé:

  • in questo momento sento di non riuscire a soddisfare tutte le mie aspettative
  • ho preteso troppo da me, così non posso farcela
  • in questo momento ho paura di non riuscire a cavarmela con le mansioni che mi sono state assegnate
  • in questo periodo sono totalmente distrutto, non sono assolutamente in grado di svolgere il lavoro affidatomi e invece avrei così tanto da fare, al punto che non so da dove iniziare
  • a scuola ho sovente dei black out, all’improvviso non riesco più a concentrarmi

L’assunzione di Elm può aiutare questi soggetti a vedere i problemi nella loro vera dimensione e a pianificare il lavoro, tenendo in maggior considerazione se stessi, assumendosi le responsabilità che realmente si possono assumere. La sua possibilità evolutiva sta nel saper mantenere il proprio obiettivo, dosando le energie, e bilanciando risorse e bisogni, in modo tale da trasformare gradualmente il progetto in realtà.

 

SWEET CHESTNUT – (Castanea sativa) – castagno

“Per quelle persone che, talvolta, sono preda di un’angoscia così grande da sembrare insopportabile o pare che la mente o il corpo siano spinti al limite della resistenza e debbano cedere”.

Il castagno è un albero molto importante, i tronchi sono corti e solidi ed evidenziano negli anni, sulla corteccia dei solchi verticali che dopo il secolo di vita si spiralizzano. La chioma è ampia e rotondeggiante e si riversa con il fitto fogliame fin verso terra a nascondere il tronco, come si nascondono, nei verdi ricci spinosi, i due o tre acheni detti comunemente castagne, che maturano intorno alla festa dedicata al saluto dei morti.

I ricci derivano da un involucro in cui sono contenuti i fiori femminili, verdi e poco visibili rispetto ai dardi luminosi dei fiori maschili, color oro crema, lievemente profumati.

Con i nutrienti frutti non solo si ingrassavano i maiali, ma ci potevano nutrire anche gli uomini in tempi di carestia.

Morte e rinascita si intrecciano uno nell’altro nella grande forza liberatrice di Sweet Chestnut.

Per ritrovare il giorno bisogna attraversare la lunga notte, per risentire il calore solare crescente è inevitabile vivere il buio senza confini di una notte fredda, per rinascere è necessario conoscere il limite estremo di sé, il limite della propria disperazione.

Bach descrive lo stato “Sweet Chestnut” in questo modo: “quando la mente o il corpo sentono di aver raggiunto il limite estremo della sofferenza”.

In Sweet chestnut quello che è stato non ha più valore, non ha più senso lì in quel preciso momento che sembra essere eterno.

La persona sa che c’è un altro luogo di svolgimento della propria vita, sa che oltre la galleria buia, in fondo in fondo c’è una luce, ma ignora la lunghezza del percorso e non ne possiede una prospettiva chiara. L’unica certezza è che indietro non si può tornare.

E’ lo stato di angoscia, contraddistinto da una sensazione di affanno, di spavento e oppressione al petto, dispnea e nodo alla gola o al plesso solare.

Il rimedio è l’araldo di una grande trasformazione spirituale che deve passare attraverso una sofferenza intensa per poter rinascere. La persona non ha scampo; la verità e i futuri spazi arriveranno solo nella privazione assoluta.

I tipi Sweet Chestnut dicono di sé:

  • sono totalmente disperato
  • non vedo più nessuna soluzione a questa situazione
  • non riesco più a ridere né a piangere, c’è un vuoto completo dentro di me e non so come tirare avanti
  • ho tentato di tutto, ma adesso sono proprio disperato
  • ora non riesco più a sopportarle, altrimenti vado in pezzi

 

WILLOW (Salix alba varietà Vitellina)

“Per coloro che hanno sofferto a causa delle avversità o della sfortuna e trovano difficile accettarlo, senza lamentarsene e senza provare risentimento, poiché giudicano la vita in base al successo. Sentono di non avere meritato una prova così grande, lo trovano ingiusto e ne sono amareggiati. Spesso accade loro di provare un interesse minore verso quelle cose della vita che prima facevano loro piacere”.

Willow è uno dei rappresentanti della famiglia delle Salicacee. Piante pioniere occuparono le terre lasciate dai ghiacciai che si ritiravano. Sono piante che amano gli ambienti umidi e luminosi, senza temere l’altitudine e il freddo. La forza vitale dell’acqua viene ricercata dalle radici dei salici, perciò gli alberi prediligono crescere ai bordi dei corsi d’acqua e delle marcite.

I rami tagliati e lasciati sul terreno d’inverno, generano in primavera ancora foglie e addirittura un ramoscello ributta a contatto di un terreno umido.

Il salice porta su dal suolo umido potenti forze vitali. Con altrettanta forza assorbe dalle altezze cosmiche il fuoco astrale e lo immette in una precipitosa, esuberante fioritura nella primavera ancora fredda e umida.

Nel campo tensoriale del freddo acquoso e del processo infiammatorio della fioritura si produce, a livello biochimico, la salicina. La salicina nel microcosmo umano viene trasformata in acido salicilico ed ha la funzione analoga a quella che ha nella pianta: smorza il calore ed espelle l’acqua. Drena dai tessuti l’acido urico in eccesso e allevia i dolori, un decotto di corteccia di salice è un buon rimedio contro reumatismi, gotta e lombaggine.

Parole chiave di un individuo che vive lo stato “Willow”: risentimento, amarezza, senso di frustrazione e di fallimento, negatività, avversione, rancore, diffidenza, sfiducia, aggressività passiva, ira trattenuta, ritenzione, irritazione e rigidità.

Può essere sospettoso, diffidente, predisposto a mal interpretare il senso degli avvenimenti, le parole e i gesti altrui. Non possiede gli strumenti, né la sufficiente autocritica per vedere la sua implicazione nello svolgersi degli avvenimenti. Attribuisce tutta la responsabilità agli altri, giustificandosi in caso di comportamenti inadeguati.

Le sue sofferenze lo rendono scontroso, depresso, permaloso, e con il tempo, man mano che aumentano l’amarezza e il risentimento, tende all’isolamento.

I tipi Willow dicono di sé:

  • mi sento trattato ingiustamente
  • mi sento vittima del destino
  • non ho mai fumato, non bevo alcool, mangio in modo sano…perché proprio io mi sono ammalato?
  • preferisco ingoiare rabbia piuttosto che litigare, non è nel mio stile…
  • qualcuno mi ha fatto talmente male che non lo dimenticherò mai
  • in realtà volevo imparare tutt’altro mestiere, ma non avevo i soldi per pagarmi gli studi, perciò tutta la mia vita è stata rovinata
  • non riesco più ad essere davvero contento.

Il rimedio Willow fornisce all’anima lo stimolo a liberarsi del ruolo di vittima e a prendere coscienza di sé come padrone del proprio destino.

 

OAK (Quercus robur) quercia farnia

“Per coloro che lottano e si battono energicamente per guarire o per risolvere i problemi della vita quotidiana. Perseverano, tentando una cosa dopo l’altra, anche se il loro caso può sembrare senza speranza. Sono scontenti di sé quando una malattia interferisce con i loro doveri e con l’aiuto che vogliono arrecare agli altri. Sono persone coraggiose, che combattono contro grandi difficoltà senza mai perdere la speranza o di minuire l’impegno”.

La quercia farnia appartiene alla famiglia delle Fagacee. Può vivere fino a 1000 anni e diviene un grande albero (può arrivare a 40 metri di altezza e avere un tronco di diversi metri di diametro). La chioma è molto espansa ed irregolare, tendenzialmente rotondeggiante. I rami cambiano costantemente direzione, il che dà alla cima un aspetto di energia congestionata.

E’ un albero che nella sua forma cerca di superare continuamente la morte: appena un germoglio terminale muore (per il gelo o gli insetti), nasce subito un germoglio laterale in una nuova direzione.

Cresce spesso sopra a reti di acqua sotterranea: questo spiega perché le querce possano essere così colpite dai fulmini. La quercia farnia può essere considerato un albero sociale: vi si insediano varie farfalle, tante galle di vespe e numerosi insetti, tipo formiche, pidocchi e api, insieme ai piccoli mammiferi e agli uccelli.

A volte questi alberi cadono senza apparente motivo, ma osservando bene ci si rende conto che sono state svuotate dall’interno e uccise da piccoli insetti che vengono chiamati “rodilegno”.

Le querce non iniziano a fiorire prima di aver compiuto vent’anni. L’impollinazione è affidata al vento. I fiori poco appariscenti generalmente appaiono in aprile-maggio: maschili e femminili sulla stessa pianta.

Le ghiande cadono sotto la pianta ma è la ghiandaia che se ne nutre che provvede a seminarle altrove, così quelle non utilizzate, germoglieranno

“Mi spezzo ma non mi piego”, potrebbe essere il moto dell’individuo Oak.

Le parole chiave per leggere una situazione Oak disarmonica sono: eccessivo senso del dovere, tenacia estrema, perfezionismo, dedizione estrema al lavoro, metodicità, grande repressione emozionale, rigidità, durezza, rigore, scrupolosità e inflessibilità estreme, caparbietà, paura di mostrarsi vulnerabile, ossessività, sovraccarico.

E’ il lavoratore indefesso che possiede tante qualità come affidabilità, senso del dovere, tenacia, pazienza, coraggio. Quando si mette in un’impresa la porta fino in fondo.

Una simile personalità che non sente la necessità naturale del riposo, rischia però di sottovalutare le proprie energie e può andare incontro a crolli improvvisi, quanto difficili successivamente da superare.

Sono persone altruiste, sempre a disposizione del prossimo, oneste, degne di fiducia, di parola, rispettabili, a volte molto rigide e dogmatiche, troppo rigorose e metodiche, perfezioniste e tenaci, che controllano sempre tutto e non delegano: ma sono sovente emozionalmente distaccate.

Il messaggio di Oak come elisir floreale è riferito alla possibilità di essere elastici di fronte agli avvenimenti interni ed esterni del viver quotidiano, così come suggerisce il movimento delle foglie e dei rami.

La Scheffer dice: la personalità Oak ha dimenticato che non sono solo i risultati e le vittorie che rendono la vita degna di essere vissuta e che un lottatore trae le forze per nuove prodezze proprio dai momenti più delicati, più piacevoli e più sentimentali. Se l’individuo non si concede queste pause creative, la sua vita interiore diventa sempre più spartana e sterile. Lavora, ma il cuore non lo accompagna come è necessario che sia.

 

CRAB APPLE (Malus sylvestris) Melo selvatico

“E’ il rimedio della purificazione. Per coloro che hanno la sensazione di avere in sé qualcosa di sporco. Spesso è una cosa apparentemente insignificante; a volte, invece, si tratta di una malattia più seria, che viene quasi trascurata rispetto alla sola cosa su cui la persona si è concentrata. In ogni caso, l’individuo è ansioso di sbarazzarsi di questo problema che per lui è divenuto essenziale da curare, e si abbatte molto se la cura fallisce. Questo rimedio risana le ferite se il paziente ritiene che nel corpo ci sia qualche veleno che debba essere espulso”.

Il melo selvatico fa parte della famiglia delle Rosacee, la più grande famiglia di alberi da frutto delle nostre latitudini.

E’ un piccolo albero, raramente può arrivare a 10 m. ha chioma densa e bassa, a cupola, con molti ramo che si intrecciano. La corteccia del tronco, dal legno solido e pesante, si rompe in piccole placche quadrato-rettangolari, come se fosse una crosta. Ma quando a primavera, si riempie di foglie, la chioma acquista nuova grazia.

Il bocciolo è di colore rosa intenso, ma poi si trasforma in fiore aperto, in una bianca stella a cinque punte arrotondate.

Se si taglia la mela selvatica trasversalmente si vede che il nucleo centrale dei semi è disposto come una stella a cinque punte: una stella racchiusa nella terra, una ricerca di purezza e perfezione stellare nella materia, movimento opposto a quello del rotondo, incarnato bocciolo che si apre nella bianca stella floreale rivolta verso il cielo.

Chi si trova nello stato negativo Crab apple, presenta come nucleo centrale, un conflitto tra la soggettiva percezione di un difetto e la compulsione a liberarsene. Le persone Crab apple hanno una tendenza all’ordine ed alla perfezione, naturalmente mai raggiungibile, che può riguardare anche solo aspetti settoriali dell’esistenza quotidiana come idee, pensieri, igiene personale, aspetto fisico, comportamenti, oggetti, arredamento, ecc.

Crab apple si relaziona con certi tratti della personalità legati soprattutto alla vergogna (sentimento causato da qualche mancanza commessa o da qualche azione disonorevole e umiliante) e alla ripugnanza, modelli incorporati nell’autoimmagine della persona.

Il “difetto” è da loro vissuto come estraneo, invadente, assolutamente necessario da eliminare. Chi li ascolta si meraviglia di quanta importanza diano ad un particolare fisico del tutto trascurabile, come un foruncolo ad esempio.  La loro tendenza a drammatizzare i dettagli, in ogni possibile campo, li porta spesso a risolvere le contraddizioni sul piano fisico, tipo lavarsi le mani più volte, mentre invece andrebbero risolte sul piano spirituale.

Il difetto può anche riguardare aspetti non fisici, ma comportamentali, accentuando il perfezionismo con una scontentezza per qualcosa che si è fatto o non fatto (potevo aggiungere qualcosa…potevo scrivere di più…potevo…).

Crab apple aiuta la personalità a stabilire un rapporto ragionevole, non nevrotico, col principio della purezza e dell’ordine, aiuta ad accettarsi e, accettando le imperfezioni dell’esistenza terrena, la mente può liberarsi divenendo ricettiva alle indicazioni dell’anima.

A livello emozionale purifica favorendo il pianto o la comunicazione di segreti o problemi intimi, sovrapponendosi ad Agrimony.

 

Bibliografia:

  • I fiori di Bach – Accademia Centaurea – Macro Edizioni
  • Nuove terapie con i fiori di Bach – D. Krämer – Ed. Mediterranee
  • Fiori di Bach – 38 descrizioni dinamiche – R.Orozco – Ed. Centro di benessere psicofisico